Lo scrittore veneziano legge frammenti d’autore che hanno fatto la sua educazione sentimentale: Choderlos de Laclos, Bohumil Hrabal, Giuseppe Ungaretti, Valerio Magrelli, Andrew Marvell, Henry Miller e altri.
A un certo punto della vita, verso i dodici, tredici anni, mi sono accorto di una cosa piuttosto impressionante. I grandi non dicevano la verità, o non la dicevano tutta. Gli adulti mentivano o tacevano. Le persone che avevano in mano l’organizzazione della vita (della loro e della mia vita) erano quasi tutte ipocrite. Quando andava bene, i genitori, i professori, gli educatori erano reticenti, evasivi, eufemistici. E non mi era ancora chiaro che erano costretti a non essere sinceri. Dire tutto quello che ti passa per la testa, esprimere le tue insicurezze, i desideri, le debolezze, le invidie e tutte le altre passioni grandi e piccole, può minare la tua autorità. Perciò padri e maestri sviavano certi discorsi, non si pronunciavano su certe cose: per non perdere credibilità, e non diminuire il loro potere.
È stato a quel punto che mi sono venuti in soccorso i libri. Ho scoperto che per fortuna potevo contare su un grande numero di alleati, a volte amici veri e propri: gli scrittori e le scrittrici, i romanzieri, i poeti. Loro non avevano paura di dire la verità. Mi raccontavano che cos’è l’amore, che cos’è davvero. Che cosa sono i soldi, l’avidità, la sofferenza, la morte, la vecchiaia, il coraggio, la giustizia, la vita. Che cosa sono i compromessi, e che cos’è un ideale sposato con coerenza e coraggio. Ho cominciato a leggere furiosamente, non certo per acculturarmi, ma per capire com’era fatto il mondo degli adulti nel quale sarei entrato di lì a qualche anno. Come è capitato a tanti adolescenti, leggevo senza criterio, in uno stordimento di nuove conoscenze clamorose, ascoltando discorsi e racconti sbalorditivi, sfrontati, laceranti, frivoli, liberatori, cupi: Henry Miller, Ungaretti, Kafka, Hermann Hesse, Dostoevskij… Sono stati i primi di una lunga serie di complici, sono diventati subito i miei amici più veri perché erano innanzitutto amici della verità.
Tiziano Scarpa
