TUTTO QUELLO CHE NON SOPPORTO HA UN NOME

a cura di Qui e Ora             


Madri: Francesca Albanese, Silvia Baldini, Swewa Schneider, Laura Valli

Figlio: Pietro Rossi

Corifee: Francesca Cecala, Rossella Raimondi

Coro: Franca Agostinelli, Mariarosa Agostinelli, Adelaide Anglisani, Rosalia Barrile, Nini Brolis, Luciana Frigeni, Rita Locatelli, Roberta Locatelli, Michela Mazzoleni, MariaLuisa Passera, Bruna Pedruzzi, Roberta Piro, Giusy Poeta, Leila Rossi, Silvia Rotoli, Annunciata Scotti, Gabriella Zambelli

Dramaturg: Silvia Baldini

Allestimento scenico: Martina Santamaria, Erica Sessa

Costumi: Erica Sessa

Fotografie interviste: Martina Santamaria

Montaggio audio-video interviste: Diego Roveroni

Luci: Domenico Cicchetti

Consulenza musicale: Francesco Picceo

Organizzazione: Carlo Grassi, Letizia Schiavello


Ritratti di madre realizzati dalle classi prime della Scuola Primaria Papa Giovanni XXIII di Osio Sotto e dalle classi prime della Scuola Media Statale Ernestina Bellussi di Comun Nuovo.

Si ringraziano il Centro per la Salute della Donna e il Centro Italiano Femminile di Verdello.


Non sopporto mio marito che dice che sono come mia madre.

Non sopporto mia madre che dice ma lavori anche stasera e il bambino?

Non sopporto quelli che un figlio è meglio farlo prima dei 35 anni se no dove le trovi le energie per stargli dietro.

Non sopporto quelli che un figlio è meglio farlo tardi se no non hai vissuto abbastanza.

Non sopporto quelli che appena nasce un bambino diventano esperti puericultori.

Non sopporto le famiglie perfette, con la tovaglia immacolata, la casa linda, il cane educato.

Non sopporto quelli che ti dicono o fai carriera o fai un figlio.

Non sopporto quelli che le mamme son tutte belle.

Non sopporto quelli che i begli spettacoli raccontano sempre una storia.


Una forma spettacolare inconsueta, uno spettacolo che è anche una mostra, un percorso teatrale intorno alla figura della madre e al tema delle famiglie “anomale”. Stralci di interviste, foto, storie del territorio, canzoni, frammenti letterari, un’installazione di ritratti di madre, vicende autobiografiche. Tutto per raccontare con sguardo ironico – e arrabbiato nei confronti dei luoghi comuni – il mondo delle madri di oggi e di ieri.