regine d’abruzzo

 

Tempo fa, la città di l’Aquila ha ospitato una mostra archeologica dedicata alle Regine d’Abruzzo.
La mostra ha restituito agli occhi del mondo la centralità della figura della donna nelle comunità protostoriche abruzzesi.
La donna abruzzese come autentica regina, il suo corpo un punto di partenza imprescindibile.

Poi il sisma, che ha oltraggiato la term paper terra d’abruzzo. E l’Abruzzo come simbolo di un corpo tuttora a rischio di violenza, stavolta da parte dell’uomo.


Il progetto nasce dall’incontro e dal confronto fra quattro artiste abruzzesi (Elena Cerasetti, Alessandra Cocchi, Mara di Giammatteo, Sara di Michele), e dal coinvolgimento di altre artiste che hanno lavorato sulle tematiche della perdita, dell’abuso, del viaggio, dell’incontro.


La prima fase ha previsto l’elaborazione di materiale relativo alle tematiche citate senza toccare direttamente, per evidenti ragioni di tatto, la piaga del terremoto. Ma costruendo un parallelismo fra il corpo umano e il professional college essay writers corpo della città, entrambe frontiere, patrie provvisorie. Tale luogo fisico – heimat, radice, eredità – è costantemente esposto al rischio, alla precarietà, alla trasformazione. D’altro canto il corpo, quale unica patria possibile e provvisoria, è la mappa su cui si iscrivono la propria identità e la propria appartenenza.